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Campania, altissima tensione nelle carceri regionali: 11 telefonini sequestrati tra Salerno e Poggioreale, detenuto aggredito ed orecchio tagliato a Salerno, un altro muore suicida ad Aversa, medico ferito a Napoli. Dura presa di posizione del SAPPE: “Carceri sempre più ad alta tensione. Ed il Capo DAP Basentini non fa nulla…”

(AGENPARL) – mar 05 febbraio 2019 violenti negli Istituti Penitenziari della Campania. In pochi giorni
abbiamo registrato aggressioni e rinvenimento di droga e telefonini. Nella
Casa Circondariale di Salerno in pochi giorni sono stati rinvenuti ben otto
cellulari perfettamente funzionanti in possesso illegale dei detenuti e
nascosti nelle celle nei posti più impensati, rinvenimenti avvenuti con
l’ausilio di rinforzi provenienti da altre sedi. Per non parlare della
droga rinvenuta nelle parti intime dei familiari dei detenuti ai colloqui o
plichi lanciati dall’esterno verso l’interno del carcere, contenenti droga
e cellulare sempre a Salerno. Nelle ultime ore dobbiamo registrare una
violenta aggressione avvenuta a Salerno ad un detenuto da parte di altri
con un una rudimentale arma da taglio composta da una lametta ed un manico.
Aggressione che ha mandato in ospedale un detenuto con un orecchio reciso
come sembra dalla violenza un vero e proprio regolamento di conti.
Spostandoci di pochi chilometri nell’istituto di Poggioreale registriamo
un’aggressione di un detenuto al medico di guardia e ad un ispettore i
quali sono stati refertati per le lesioni subite. Ricordiamo per dovere di
cronaca il rinvenimento di altri tre cellulari a Poggioreale nei giorni
scorsi. Va riferito anche il drammatico evento che ha visto suicida per
impiccagione un giovane detenuto straniero, l’altro ieri, nella Casa di
Reclusione di Aversa. La tensione e la criticità nelle carceri campane
ormai sono al massimo: quasi mille detenuti oltre le soglie tollerabili dei
17 istituti a fronte di Organici sempre più assottigliati. La Segreteria
Nazionale del SAPPE Campania ormai da tempo lancia l’allarme su una
situazione di invivibilità acclarata”.*

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, denuncia come siano aumentati
gli episodi violenti all’interno delle carceri italiane, favoriti dal
regime penitenziario ‘aperto’ e la vigilanza dinamica, ossia dalla
sensibile riduzione di controlli da parte Polizia Penitenziaria.

“*Quel che è nelle ultime ore nelle carceri campane è gravissimo. La
situazione si è notevolmente aggravata rispetto al 2017”, *denuncia il
segretario generale SAPPE Donato Capece. “*I numeri riferiti agli eventi
critici avvenuti tra le sbarre delle carceri italiane nell’intero anno 2018
sono inquietanti: 10.423 atti di autolesionismo (rispetto a quelli
dell’anno 2017, già numerosi: 9.510), 1.198 tentati suicidi sventato in
tempo dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria (nel 2017
furono 1.135), 7.784 colluttazioni (che erano state 7.446 l’anno prima).
Alto anche il numero dei ferimenti, 1.159 ferimenti, e dei tentati omicidi
in carcere, che nel 2018 sono stati 5 e nel 2017 furono 2. La cosa grave è
che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri
hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’,
ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni
detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia
Penitenziaria”.*

Netta è la denuncia del SAPPE: “*Da tempo il SAPPE denuncia, inascoltato,
che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti
scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le
sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta
delle carceri, la mancanza di personale – visto che le nuove assunzioni non
compensano il personale che va in pensione e che è dispensato dal servizio
per infermità -, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e
anti scavalcamento. La realtà è che sono state smantellate le politiche di
sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime
penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al
giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che
incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili.
Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie più
tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici
poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Per questo
nelle carceri c’è ancora tanto da fare, ma senza abbassare l’asticella
della sicurezza e della vigilanza, senza le quali ogni attività
trattamentale è fine a se stessa e, dunque, non organica a realizzare un
percorso di vera rieducazione del reo. Ed è grave che il Dipartimento
dell’Amministrazione Penitenziaria guidato da Francesco Basentini non sia
in grado di fermare questa spirale di ingiustificata violenza contro i
poliziotti penitenziari!””.*

Roma, 5 febbraio 2019

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