(AGENPARL) - Roma, 24 Maggio 2026 - DAVID GROSSMAN ospite a CHE TEMPO CHE FA sul dissenso a Netanyahu in Israele:
“Se si nasce in un ambiente violento e passi tutta la tua vita in questo ambiente, è molto semplice capire perché gente, gruppi e comunità si attaccano al male, al razzismo, al fanatismo. Ebbene, noi siamo nati così. In effetti si diventa nemici, nel senso che ci sono questi due popoli che si ritrovano l’uno contro l’altro. Mi farebbe piacere che fuori da Israele si sapesse che c’è grande antagonismo contro la politica di Netanyahu. Ogni sabato sera ci sono decine di migliaia di israeliani che vanno per strada per protestare contro il governo di Netanyahu. E sono persone, nessuno di noi, o molti di noi, non accetta senza resistenza, senza protestare quello che sta accadendo. Il nostro sentimento è che la guerra attuale, le azioni militari e le reazioni ci inquinano, ci portano via l’umanità. Paghiamo tutti un prezzo altissimo, vogliamo avere una vita normale e vogliamo anche che ci sia vita normale anche dall’altra parte. Ce ne sono moltissimi che vogliono non solo una vita e una situazione normale, ma anche uguaglianza e dignità. Sono tutti stanchi di questa guerra che perdura. E quando io scrivo di questa situazione cerco di ricordare a me e ai miei, ma anche a quelli dall’altra parte, cerco di ricordare a tutti noi che noi non siamo condannati a morire, a uccidere, a essere uccisi e a essere sotto questa spada di Damocle. È un prezzo altissimo che tutti noi paghiamo. L’arte della scrittura è una cosa che può darmi in un modo specialissimo la sensazione di non essere vittima di questa situazione, che posso ancora riformulare questa terribile situazione con le mie parole e seguendo la mia via. E se riesco a farlo per un secondo, per un minuto, per un mese, non sono semplicemente una vittima senza possibilità di uscita. È un modo per mantenere la mia libertà, questo. Ed è bello riuscire a sentirsi liberato da questa situazione che è così predominante, così brutale, e che ti tenta assolutamente, che non vuole che tu ti stacchi da questa situazione. Mentre invece vediamo la gente che prova gioia nell’autodistruzione. allora ci vuole qualche cosa per riequilibrare questa situazione di soggiogamento, di schiavitù. Ma siamo tutti schiavi di questa situazione. Tutti stiamo pagando un prezzo terribile per questo. Tutti siamo tirati dentro una situazione dentro la quale non sappiamo come uscirne”.
Su Ben Gvir:
“Gente come Ben-Gvir, quello che lui aizza non è semplicemente un prodotto di Israele e degli israeliani, è una disgrazia nazionale ciò che lui sostiene. E’ terribile, io guardo questa situazione e mi vergogno, mi vergogno di ciò che accade a casa mia, nel mio giardino, per così dire. Insomma, fanno tutto il possibile per istigare la gente all’odio e alla brutalità. Non pensiate che siano Israele. Non voglio naturalmente, come dire, difendere a spada tratta gli israeliani. Nessuno sfugge alla brutalità e alla crudeltà e a questo inquinamento della guerra, ma dobbiamo ricordare una cosa. Dobbiamo ricordare che il modo per riuscire ad ottenere un dialogo fra di noi e i palestinesi deve venire dalla nostra iniziativa, quell’iniziativa di coloro che vogliono avere un dialogo. Senza coloro che vogliono un dialogo, che credono ancora nella possibilità di cambiare questa situazione, saremmo paralizzati dentro questa situazione che ci paralizza da decenni, da quasi 100 anni. E quindi non riusciremo più ad essere quegli esseri umani e con il calore umano“.
