(AGENPARL) - Roma, 24 Gennaio 2026(AGENPARL) – Sat 24 January 2026 Censura Barbero, Barbera (PRC): “Siamo alla spia rossa del sistema. Colossi
USA padroni del dibattito sulla nostra Costituzione?”
“La limitazione sui canali social di Meta della diffusione del video di
Alessandro Barbero, che interveniva nel merito del referendum sulla
giustizia, non è un incidente di percorso ma la spia clamorosa di un
problema che denunciamo da tempo: la fine della sovranità democratica nelle
mani dei padroni del digitale.”
A dichiararlo è Giovanni Barbera, della Direzione Nazionale del Partito
della Rifondazione Comunista, che attacca duramente la gestione privata dei
flussi informativi.
“Qui non parliamo di un video qualsiasi, ma di un contributo critico su un
passaggio delicatissimo per la nostra democrazia. Il referendum sulla
riforma costituzionale in questione tocca la carne viva della Costituzione,
mettendo in gioco l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, ovvero
uno dei pesi e contrappesi fondamentali dello Stato. È semplicemente
inaccettabile che il dibattito su un pilastro del genere venga
arbitrariamente condizionato da una piattaforma privata con sede negli
Stati Uniti. Chi ha dato il diritto a una multinazionale straniera di
decidere quali opinioni costituzionali siano ‘idonee’ e quali no per i
cittadini italiani?”
“L’episodio che ha colpito Barbero – continua Barbera – mette a nudo una
realtà inquietante più generale: il dibattito pubblico è ormai ostaggio di
algoritmi opachi gestiti dal grande capitale transnazionale. Se un’azienda
della Silicon Valley può decidere di oscurare il ragionamento di uno
storico perché non allineato, significa che la democrazia elettorale è
svuotata di senso. Non siamo più di fronte a uno spazio libero, ma a un
feudo digitale dove il diritto al dissenso è gentilmente concesso, finché
non disturba il manovratore.”
“Un fatto molto grave in quanto la libertà di espressione e il confronto
sulle riforme costituzionali e più in generale sulle opinioni politiche non
possono essere lasciati all’arbitrio di Mark Zuckerberg o di chi per lui.
Serve una rottura politica immediata: o riportiamo le infrastrutture
digitali sotto il controllo pubblico e collettivo, o dovremo accettare che
il futuro delle nostre istituzioni venga deciso a Menlo Park. La
solidarietà a Barbero è totale, ma la battaglia che si apre è per
l’indipendenza stessa della nostra democrazia dal giogo delle Big Tech.”