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Editoriale del Global Times: Biden vuole salvare la faccia, ma gli attacchi all’aeroporto di Kabul dimostrano la sua incompetenza. La prospettiva dell’Afghanistan è quella di aderire alla BRI?

(AGENPARL) – Roma, 28 agosto 2021 – Il quotidiano ufficiale del partito comunista cinese ci va pesante sulla politica estera del Presidente degli Usa, Joe Biden, e lo fa con un editoriale dal titolo che già è tutto un programma «Biden vuole salvare la faccia, ma gli attacchi all’aeroporto di Kabul dimostrano la sua incompetenza: editoriale del Global Times».

Gli attacchi terroristici che si sono verificati giovedì fuori dall’aeroporto di Kabul, provocando la morte di almeno 170 persone, tra cui 13 membri del servizio degli Stati Uniti rappresentano la giornata con più vittima che ha pagato l’esercito americano in Afghanistan dal 2011. Scrive il Global Times «Gli attacchi mostrano che gli Stati Uniti hanno difficoltà a controllare la situazione caotica all’aeroporto».

Prosegue l’affondo del quotidiano comunista «È improbabile che Biden smetta di ritirarsi. Se viene trascinato di nuovo in Afghanistan a causa degli ultimi attacchi terroristici, si sta creando un vicolo cieco politico per se stesso. Pertanto, non ha altra scelta che continuare con il suo piano di prelievo. Ma gli attacchi terroristici dell’ISIS renderanno solo il ritiro dell’amministrazione Biden più miserabile e famigerato. La reiterata incompetenza della squadra di Biden è chiara a tutti».

Il Global Times ha anche anticipato che Biden avrebbe ordinato qualche attacco simbolico.

«È probabile che l’esercito degli Stati Uniti bombardi alcuni obiettivi sospettati di essere basi dell’IS in modo da confortare l’opinione degli Stati Uniti. Ma l’esercito americano ha rinunciato a tutti i posti tranne l’aeroporto di Kabul. La rete di intelligence sostenuta dal governo ghanese è crollata. La cooperazione tra Stati Uniti e talebani deve ancora iniziare. La precisione della rappresaglia degli Stati Uniti sarà messa in discussione. Il suo effetto dovrebbe essere molto inferiore rispetto ai precedenti attacchi».

Nell’editoriale si prendono anche le distanze dai nuovi partner commerciali cinesi, i talebani «Lo Stato Islamico (ISIS) ha rivendicato gli attacchi terroristici. Ciò è stato confermato anche dagli Stati Uniti. I talebani hanno condannato fermamente il “raccapricciante incidente” e hanno affermato che “faranno ogni passo per assicurare i colpevoli alla giustizia”. Questa dichiarazione esplicita ha ricevuto molta attenzione».

«L’ISIS ha bisogno del caos e dello spazio generati dal confronto tra le forze principali. Gli Stati Uniti hanno difficoltà a ritirarsi e la lotta tra i talebani e l’esercito americano potrebbe creare le condizioni per la diffusione delle forze dell’ISIS. In precedenza, l’esercito americano, le forze governative afghane ei talebani combattevano tutti contro l’ISIS, ma non riuscivano a spazzarlo via. Questo sta dicendo», scrive il Global Times.

Il Global Times ha espresso simpatia per i talebani e si è lamentato del terribile caos che Biden ha lasciato «I talebani hanno dichiarato di non consentire a nessuna forza di utilizzare l’Afghanistan per colpire un paese terzo. Questa è vista come una dichiarazione di rottura con il terrorismo. Ma il terrorismo non esiste solo in Afghanistan. Il ruolo dell’Afghanistan è speciale perché deve compiere maggiori sforzi per sradicare il terrorismo. Richiede anche la massima cooperazione tra la comunità internazionale e il governo locale, affinché la pace e la stabilità possano trovare il loro terreno in Afghanistan affinché non ci sia spazio per il terrorismo» ed inoltre «I sanguinosi attentati all’aeroporto di Kabul lasciano molte incertezze. L’esercito americano coopererà con i talebani per quanto riguarda il ritiro e la rappresaglia contro l’ISIS? I talebani hanno i propri pensieri su come stabilizzare la situazione nazionale e impegnarsi nella ricostruzione. Hanno chiesto la riconciliazione interna e chiesto agli intellettuali di rimanere nel paese e partecipare alla ricostruzione. Ma il ritiro in fuga degli Stati Uniti e dell’Occidente è distruttivo: non hanno preso assolutamente in considerazione la ricostruzione dell’Afghanistan».

«Alcuni paesi occidentali hanno chiesto di sanzionare il regime guidato dai talebani, che aprirà con esso una nuova linea del fronte al di fuori della sfera militare. Washington non ha idea di quale percorso prenderà la regione dopo il suo ritiro. Non è chiaro cosa voglia da un Afghanistan che non ha la presenza dell’esercito americano. A quanto pare, Biden vuole la sua faccia e meno perdite generate dal vergognoso ritiro dall’Afghanistan nelle elezioni di medio termine del prossimo anno. Nient’altro finora. I talebani possono lasciarlo andare, ma non l’Isis».

Un altro articolo del Global Times di venerdì ha esortato i talebani a darsi da fare per reprimere il terrorismo – in particolare i terroristi di cui è molto preoccupata la Cina, il Movimento islamico del Turkestan orientale (ETIM), ovvero la minaccia che Pechino usa per giustificare la sua oppressione genocida dei musulmani uiguri – e ha consigliato il nuovo regime afghano di non contare sull’aiuto degli “irresponsabili” Stati Uniti. L’anno scorso gli Stati Uniti hanno rimosso l’ETIM dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere designate, citando il fatto che nessuna prova suggerisce che esista.

«Allora Biden tornerà in Afghanistan? Non osa, perché potrebbe portargli più vergogna. È difficile andarsene, ed è ancora più difficile andarsene con grazia. La ragione fondamentale risiede nell’incompetenza dell’attuale governo degli Stati Uniti e nell’incapacità della forza nazionale statunitense di far fronte a situazioni complesse. Al giorno d’oggi, è difficile per gli Stati Uniti aspettarsi irragionevolmente tutti i risultati desiderati», conclude il Global Times.

E quindi quale sarà il futuro dell’Afghanistan?

Con l’evacuazione caotica degli Stati Uniti e dei suoi alleati dall’aeroporto di Kabul tuttora in corso e la profonda incertezza politica e di sicurezza che ancora incombe sul Paese, è difficile e può anche essere prematuro in questo momento immaginare i tipi di sviluppo sociale ed economico che potrebbero si svolgerà in Afghanistan in futuro.

Molti hanno iniziato a dipingere un quadro cupo del futuro del paese dopo il ritiro militare degli Stati Uniti. Alcuni addirittura avvertono di un’imminente crisi umanitaria. Questo non vuol dire negare il potenziale dell’Afghanistan, il 37° paese più grande del mondo per popolazione e il 41° per massa continentale. Ma ha più a che fare con dove si trova ora il paese e le notevoli sfide e rischi che deve affrontare.

Distrutto da decenni di guerra, l’Afghanistan è uno dei paesi più poveri del mondo che dipende molto dagli aiuti internazionali. Nel 2020, il PIL del paese si è attestato a soli 19,8 miliardi di dollari, con oltre il 42% proveniente dagli aiuti internazionali. Il PIL pro capite era di soli $ 2.000 tra la sua popolazione di circa 40 milioni. Quasi la metà della forza lavoro del paese lavora in agricoltura, con quasi nessuna industria avanzata. 

Date queste terribili condizioni, è comprensibile che molti abbiano una visione piuttosto cupa sul futuro dell’Afghanistan, soprattutto dopo che il governo degli Stati Uniti, la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale hanno annunciato la sospensione degli aiuti all’Afghanistan. 

Tuttavia, il potenziale non sfruttato del paese non dovrebbe essere dato per scontato.

Per cominciare, l’Afghanistan è un paese relativamente grande con una popolazione più grande di quella del Canada e un territorio più grande di quello di Francia e Giappone. Il paese è ricco di risorse naturali, inclusi minerali cruciali di cui il mondo ha un disperato bisogno. Secondo varie stime, il paese si trova su giacimenti minerari per un valore compreso tra $ 1 trilione e $ 3 trilioni, di cui gran parte ancora inesplorata.

Inoltre, l’Afghanistan ha significativi vantaggi geografici in quanto si trova al crocevia dell’Asia centrale e meridionale. Confina con alcune delle economie in rapida crescita del mondo, tra cui Cina e India. Tutti questi sono grandi vantaggi per l’Afghanistan nel perseguire uno sviluppo sociale ed economico che porterà a un cambiamento significativo per i comuni afgani. 

Tuttavia, per realizzare questo potenziale, i nuovi talebani e l’intero paese devono affrontare una serie di gravi sfide e ostacoli da superare. 

La Cina indubbiamente sta lavorando alacremente per far si che i talebani – se mirano a costruire l’Afghanistan come hanno ripetutamente segnalato – dovranno necessariamente aderire alla BRI (la via della seta), visto che finora non ci sono alternative concrete per migliorare le sue infrastrutture e promuovere le industrie locali e quindi far progredire il Paese.

Non è sufficiente a questo punto la solita politica del buon samaritano attuata con la questione dei profughi. Occorre ben altro. L’Italia e l’Unione europea si sveglino ed escano dal letargo.

 

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