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Paola, la finanza creativa dei commercialisti. «Ma come li hai inventati questi dati?»

PAOLA I cinque commercialisti sono il bandolo dell’operazione “Matassa”. Si chiude il cerchio dell’indagine avviata nel 2017, condotta dalla Procura di Paola, nella quale finirono coinvolte 14 persone tra imprenditori e amministratori delegati di impresa. Nei confronti di Antonio Perricone, Raffaele Rizzo, Lorenzo Guagliano, Ciriaco Monetta e Maria Giuseppina Cardaciotto, il Gip del tribunale tirrenico ha disposto un’ordinanza cautelare del divieto temporaneo di esercizio della professione di commercialisti e dei sequestri preventivi per equivalente per oltre 3.450.000 euro. Maggiori erano però le richieste della Procura. «Così come per gli altri indagati, anche per loro avevamo chiesto la custodia cautelare in carcere – dichiara Perpaolo Bruni – il Gip ha deciso diversamente e ne prendiamo atto consapevoli del ruolo terzo del giudice». Tra i cinque professionisti finiti nel mirino della procura spicca il nome di Ciriaco Monetta, presidente dell’Istituto nazionale dei Revisori legali. «Sono state indagini molto complesse perché a fronte delle iniziali misure cautelari dell’operazione “Matassa” per capire chi ci fosse dietro le frodi all’erario siamo passati al livello superiore – aggiunge Bruni – ossia verificare se le condotte fraudolente avevano avuto l’avallo da parte dei colletti bianchi. Attraverso consulenze tecniche, intercettazioni ed esami di documenti, abbiamo verificato la complicità da parte di professionisti senza il quale contributo alcune tipologie di reato così raffinate non potrebbero essere realizzate».

L’ARTIFICIO CONTABILE I reati contestati ai diversi indagati vanno dal concorso in dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici a quello di indebita compensazione. Proprio attraverso l’indebita compensazione i commercialisti avrebbero permesso alle aziende di vantare dei crediti d’Iva secondo gli investigatori totalmente inesistenti. «I visti di conformità sono degli strumenti di controllo sulla documentazione contabile – spiega Michele Merulli, comandante del nucleo di polizia economico tributaria -. Sono dei visti che vengono validati da professionisti e hanno, oltre allo scopo di limitare e contenere le frodi, anche un aspetto di controllo morale. Le investigazioni hanno evidenziato che i professionisti hanno prestato concorso attivo nella perpetrazione dei reati non apponendo i visti di conformità. Chiaramente se avessero agito nella totale legalità questi reati non si sarebbero mai verificati». In base a quanto emerso dalle indagini, i commercialisti avrebbero omesso controlli su tutti i documenti contabili, prestando il fianco alle richieste degli imprenditori e dalle intercettazioni risulterebbero ampiamente inseriti nel contesto illecito. Grazie a tale visto di conformità, i sodali hanno potuto fraudolentemente compensare, crediti Iva inesistenti, contributi pensionistici i quali venivano valutati come assolti dall’Erario e dall’Inps e ritenuti, pertanto, utili sia alla formazione contributiva pensionistica futura che al conseguimento dell’indennità di disoccupazione.
«In una intercettazione – aggiunge Merulli – uno degli indagati dice: “Hai fornito dei dati così inventati che non so come hai fatto a inventarli in questa maniera”. Questo secondo noi è una ulteriore certificazione di quanto gli indagati fossero inseriti nella frode». Raggiri e artifizi contabili che i cinque professionisti avrebbero non solo realizzato personalmente ma anche tentando di coinvolgere altri colleghi. «Due di loro non avevano i titoli per apporre i visti di conformità – spiega il capitano Luigi Pizzella – ma questo non li ha fatti desistere dal loro intento, infatti, hanno tentato di coinvolgere anche altri professionisti. Nel corso dell’indagine ci siamo accertati come siano stati validati per una società beni ammortizzabili per 100 milioni di euro quando invece poi svolgevano attività di consulenza». I finanzieri, hanno anche notificato un avviso di conclusione indagini preliminari per il reato di calunnia, nei confronti di Maurizio Ruggerini, Raffaele Mazzotti e Agostino Francesco De Luca (precedenti indagati) che attraverso la presentazione di infondate querele e di atti di citazione puntavano a intimidire i militari per ostacolare le indagini. (news&com)

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